Insegnante

Insegnante

Lila o Leela sono io, Natasha.

Lila è il nome che mi è stato dato in India. In sanscrito si scrive  लीला e significa passatempo, gioco. Si tratta di un concetto della religione induista e della filosofia indiana, nonché un nome proprio diffuso in India.

Mi piace molto questo nome, e devo dire che mi si addice proprio. Fa parte di me, della mia caratteristica di scherzare sempre, di giocare e di rendere le cose meno drammatiche.

Anche nelle mie lezioni di yoga, l’importante è sempre sdrammatizzare, non prendere niente troppo sul serio.  Yoga è fluire con il respiro, è diventare, postura dopo postura, ogni animale, ogni vivente, ogni saggio ogni pianta del creato, per imparare a staccarci dall’idea fissa di chi siamo, chi abbiamo deciso di essere e chi gli altri vogliono che noi siamo.

Ciascuno di noi è condizionato da ideali, da idee spesso immutabili su chi siamo o dovremmo essere. Queste idee sono spesso inconsapevoli, ereditate o inculcateci chissà quando e chissà perché, e guidano ogni cosa facciamo, ci rendono seri e gravi, e ci accompagnano in ogni momento della nostra vita. I nostri ideali non coscienti ci portano a sacrificare la nostra vita per una bella idea, una bella chimera, un sogno infestante o un’illusione favolosa.

E allora, la mia risposta è Lila, giochiamo.

Giochiamo a fare yoga, giochiamo a fare il cane a testa in giù, a fare il corvo, il leone che ruggisce, l’albero immobile (o mosso dal vento per chi non riesce a stare fermo su un piede). Assumiamo forme diverse, rendiamo il corpo flessibile e permettiamogli di sperimentarci in maniera diversa. Una volta che il corpo impara ad assumere posizioni diverse, così farà la nostra mente, che verrà ugualmente contagiata con un po’ di elasticità in più (il che non fa mai male).

E, ti dico, che te ne frega se il vicino di tappetino mette il piede dietro la nuca e tu lo metti a malapena nella tua mano? E non ti deve importare se tu riesci a salire sulla testa, mentre il tuo vicino di tappetino trema dalla paura al solo pensiero, e ha paura di rompersi l’osso del collo e nemmeno ci prova.

Per chi fa yoga, il proprio mondo inizia e finisce con i confini del proprio tappetino, quello che conta è quel che accade DENTRO il corpo, non fuori. E l’importante, lo ripeto, è sempre non prendersi troppo sul serio, giocare e sperimentare lo yoga, insegnare al corpo e alla mente ad essere flessibili, tutto il resto seguirà. Farete cose incredibili e impensabili, ma fatelo divertendovi!

...quasi quasi ci arrivo dietro la testa...

…quasi quasi ci arrivo dietro la testa…

Ricordatevi, Lila, giochiamo a fare yoga!!