Appunti dall’India

YOGA CHITTA VRITTI NIRODAH. Lo yoga è l’attenuazione delle onde della mente. Patanjali

La vera libertà non è poter fare quello che vuoi, ma affrancarsi da tutte le fonti di condizionamento che ci legano a modi di pensare e vivere limitati. Liberazione significa essere completamente consapevoli e vivere un’esistenza piena. La saggezza dello yoga, Stephen Cope.

VITA DELL’ASHRAM,
appunti dall’India

La spiaggia di Varkala, pescatori

La mente può essere il tuo miglior amico o il tuo peggior nemico, dipende dall’uso che ne fai”. Swami Mahadevananda

Tutte le volte che metto piede in India mi pongo sempre la stessa domanda: ma cosa ci torno a fare in un posto così incasinato, affollato, colorato e cangiante, umidiccio, pieno di rifiuti organici assurdi gettati ovunque, misti a bottiglie di plastica, meravigliosamente speziato, con le sue mucche scheletriche che danzano eteree sui marciapiedi dall’orrendo tanfo e dai sublimi effluvi? La risposta l’ho cercata e trovata nelle parole degli sconosciuti o degli amici o compagni di viaggio, coloro che in India ci tornano più volte, anche loro alle prese con il loro karma yoga. La risposta ce la siamo data tutti noi, occidentali disperati, depressi e perennemente scontenti, in cerca tutti della stessa cosa, spinti qui dallo stesso motivo: perché solo qui, solo in India, terra di abnormi contraddizioni, è possibile la ricerca della pace interiore, perché solo qui la vita pulsa davvero e vive secondo il suo naturale ritmo. Imparare da mamma India equivale a imparare a vivere davvero e a lasciar accadere, senza attaccarci troppo alle cose. Anche perché, diciamocelo senza tante filosofie, accettare quello che accade senza attaccarci troppo agli eventi è l’unica cosa sensata che tutti noi possiamo fare!

Tramonto a Neyyar Dam, di fronte all’ashram.

alba sulla diga di Neyyar Dam

Se dentro di noi abbiamo la calma, la nostra mente non sarà un lago agitato dalle onde, o una scimmia dispettosa o un cucciolo di cane scatenato. Yoga significa arrestare le onde mentali di pensiero, significa apportare quiete naturale a mente e corpo, in modo da poter vedere con chiarezza. Immaginate un lago dalle acque calme e trasparenti, senza increspature, dalla cui superficie possiamo vedere chiaramente il fondo (il nostro vero sé). Il succo è che se riusciamo a mantenere la calma (mentale) e a non increspare troppo le acque, Noi saremo sempre e internamente Noi, e il nostro mondo interiore non ne verrà toccato, e continueremo a vedere il fondo. Il trucco, in questo mondo che va a velocità pazzesche e sempre più di corsa è di fermarsi. Restare immobili e quieti. Fermare il proprio mondo. Respirare. Profondamente con tutti i polmoni. Restate perfettamente immobili e ascoltate: come dice Kafka (Aforismi di Zürau) “il mondo ti si offrirà per essere smascherato, non ne può fare a meno, estasiato si torcerà davanti a te”. Perciò non correte. Fermatevi, e aspettate. Per il mio maestro indiano (che in realtà è di Roma), il generoso Swami Mahadevananda (Maha significa grande, e lui davvero è grande, in tutti i sensi), la mente, il nostro lago, è costantemente bombardata da 5 aerei da guerra (i 5 sensi) che ne increspano la superficie e non ci permettono di vedere il fondo. Il trucco è fare finta di niente, fermarsi, non lasciarsi trasportare dalle onde, e cercare sempre di vedere il fondo. L’India insegna anche questo: non importa quale bomba ci lancino addosso, dobbiamo sapere che sotto le acque del lago ci siamo noi, tranquilli e pacati come pesci rossi in un ristorante cinese. E quindi dobbiamo costantemente trovare questa calma, anche se tutto intorno a noi è un casino. Questo mi ha insegnato lo yoga, o l’India.

Credo che la felicità o, meglio, la contentezza, non stia nelle cose materiali, negli oggetti, nel possedere ma che sia uno stato dell’anima, un momento di beatitudine e di pace in cui si riesce a godere del momento corrente, senza pensare al futuro e senza fare collegamenti con il passato. Difficile da realizzare, ma quando ne hai un assaggino, come per esempio qualche frazione di secondo, ti rendi conto che c’è davvero qualcosa d’altro, di più importante, una ragione di vita diversa da quella che abbiamo sempre pensato. Proprio come il pesce rosso nel ristorante cinese: lui sta nella sua acqua tranquilla, vede tutto quello che gli succede intorno e non gliene frega niente di cosa potrà accadere dopo, perché per lui l’unica cosa che conta è il momento presente: nuotare nel suo acquario e basta.

Lezione di yoga per donne (e uomini) in gravidanza!

Per capire queste grandi verità, che magari per qualcuno saranno banali, mi ci è voluto un mese in un ashram, che per chi non lo sapesse è una specie di eremitaggio (in realtà abitato da più di 500 persone), dove si impara a stare con gli altri, a fare bene le pulizie, a condividere gli spazi ed il chapati e naturamente la filosofia indiana e lo yoga. Magari avrei potuto capire tutto lo stesso guardando un pesce rosso in un ristorante cinese, ma io sono una di quelle persone a cui piace provare le esperienze sulla propria pelle, e quindi sono andata all’ashram. Sono partita dalla Svizzera il 1 giorno di gennaio, simbolicamente dando una svolta alla mia vita, un nuovo inizio e sono stata in India due mesi, di cui uno intero a studiare yoga presso il Sivananda Yoga Vedanta centre di Neyyar Dam, Kerala (www.sivananda.org).

la sala di pratica sempre all’alba

Mi ci è voluto poco per capire che quello è un posto dove non si scherza, controllato da regole severissime: Ne riporto alcune qui sotto:

  • Silenzio: prima del satsang (ritrovo mattutino vedi foto) e durante i pasti;
  • Telefono cellulare: lasciarlo alla reception all’arrivo all’ashram e ritirarlo alla partenza;
  • Cibi puri: vietati alcol, droghe, carne, pesce, uova aglio (!!!! SÌIII finalmente un posto civile dove hanno capito tutto!!!!) e cipolla;
  • Mano destra: in India la mano sinistra è usata per l’igiene personale ed è considerata sporca. Per favore usa la tua mano destra per mangiare o accettare le offerte.
  • Tempio: le donne devono astenersi dall’entrare nel tempio durante le mestruazioni.
  • Relazioni tra uomini e donne: non mostrare affetto in pubblico, alle coppie è richiesta la castità nel periodo di soggiorno;
  • Vestiti: per favore copri le spalle, petto e gambe. Vestiti succinti non sono permessi.

Il ritmo delle giornate era più o meno il seguente:

5.20 sveglia: in realtà un altoparlante con i bassi distorti ci butta giù dal letto, all’unisono con una campanella che sembra quella che annuncia un incendio

6.00 satsang, cioè si cantano ogni giorno le stesse melodie, in realtà molto belle e gioiose, ma cantate da studenti di yoga in coma, i più stonatissimi e che battono sui tamburelli fuori tempo, più per restare svegli che per esigenze ritmiche. La cosa più brutta è che ognuno di noi studenti, identificato da un numero da 1 a 250, ogni giorno è sorteggiato per salire sul palco a cantare al microfono, tutto solo soletto, un inno o più inni, davanti ad una platea di oltre 500 persone. Altro che CORRIDA!

7.30 l’ora del te. Molto diluito, poco zuccherato, vietati i biscotti.

l’ora di pranzo, pasto vegetariano

8.00-10.00 yoga 10.15 l’atteso pranzo, a base di cibi vegani come fagioli poco cotti, riso bianco, barbabietole crude, curry di verdure e chapati, tutto SENZA SALE, senza condimento, senza burro, senza aromat, a volte senza qualcosa perché siamo così tanti che bisogna dividere quello che c’è… In India ho iniziato a delirare materializzando scatolette di tonno, prosciutto affumicato e carne alla piastra…

11.00-12.30  karma yoga (cioè in sostanza lavoro per la comunità, visto che altrimenti un’ora libera al giorno ci farebbe male).

12.30-13.30 Lezione di bhagavad gita, il sacro testo indiano che il prof ci fa cantare in SANSCRITO. Come potete vedere dalle foto, questo era il momento del collasso collettivo: ci si sosteneva a vicenda e si riusciva a dormire in ogni posizione.

14.00-15.45 Lezione di filosofia del vedanta… DIFFICILISSIMA ma davvero interessante, da riassumere interamente entro la sera perché ogni giorno viene letta e corretta (persino gli errori di grammatica!!) e giudicata!

l’ora di pranzo, pasto vegetariano

16.00 -18.10 yoga 18.15 cena in silenzio, con una fame inenarrabile: di solito gli avanzi del pranzo, ossia un brodino dove se sei fortunato puoi pescare sul fondo del secchiello 4 ceci di numero, con qualche chapati. Hare Krishna… Hare Hare…

20.00 -22.20 satsang, uguale al mattino ma tutti mooooolto più stanchi, stonati e fuori tempo…

la mia camera da letto

Alle 22.30 si spengono le luci. Tutte le sere, quando torno in camera, faccio mente locale e mi rendo conto che il letto non è proprio confortevole, ma sono troppo stanca per fare la difficile: il materasso contiene un numero indefinito di pulci che mi hanno mangiata viva, ed è spesso solo 2 cm (1 cm di gommapiuma e 1 cm di pulci spiaccicate, poste a strati concentrici), poggiato su asse di legno parzialmente sconnesso, non proprio ergonomico. Fuori, nell’aria calda e umida della sera indiana, zanzare a gogo, talmente golose da riuscire ad entrare anche nelle maglie della zanzariera e di fianco a me una compagna di camera fuori di melone che mi ha buttato nella pattumiera la mia unica salvezza: LE BARRETTE AL CIOCCOLATO CON PROTEINE (per paura di un’invasione di formiche)!!! Ma nonostante tutto, non sono venuta in India per i confort ma per imparare, per cui ogni sera mi addormento facendo finta di niente. Il mio lettino farcito di pulci.

È stata una dura durissima lezione di vita, e se qualcuno se lo sta chiedendo ebbene sì, ho pure pagato (e non poco) per fare quest’esperienza. Ma ho capito tante cose, ho imparato a lasciar andare, a lasciar scorrere, a prendere le cose così come sono e a non lottare contro la realtà. Lo yoga è stato ed è per me il miglior maestro di vita, oppure in altri casi è stato la lente o l’orecchio che mi ha permesso di capire gli insegnamenti degli altri maestri della mia vita, che probabilmente avrei ignorato senza la luce o le orecchie dello yoga.

meraviglie intorno a noi

Grazie India, grazie yoga per quello che hai portato nella mia vita, per i cambiamenti incredibili che avete prodotto in me e per i passi avanti enormi che sono riuscita a fare successivamente.

Spero di portare nel cuore della gente, dei miei allievi di yoga, amici, e conoscenti un po’ di quella luce per consentire loro di vedere che anche la superficie del loro lago può essere calma e trasparente e che, senza troppe difficoltà, si può sempre vedere il fondo.

Non cercate di seguire le orme degli antichi, ma quello che essi cercarono.

Matsuo Basho.